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Luisella Fiocchi

“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ IVa parte

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Ed eccoci a un poeta (poetessa) eclettico e poliedrico, Luisella Fiocchi. Da Brera, con studi in Disegno, Pittura e Grafica, approda alla prosa con alcune pubblicazioni che hanno ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti, senza disconoscere gli studi precedenti che la porteranno ad occuparsi di illustrazioni di libri per bambini, insieme a molte altre attività sempre spiccatamente artistiche. Donna sensibilissima, eterea, appare quale silfide, fatta di corteccia d’albero, di betulla. Elfi e silfidi sono cavi, vuoti: cortecce, pelli d’albero dotati di estrema leggerezza; come gli uccelli, alleggeriti da ossa cave, volano, appaiono e scompaiono di una bilocazione magica, astrale, corredati quali sono di ubiquità, ovvero onnipresenza. E questa sua vocazione per l’occulto bianco, di elfi bianchi e luminosi, richiama quel mondo incantato descritto da J. R. R. Tolkien, nel romanzo o poema “fantasy”, quale quel suo capolavoro “The Lord of the Rings”: «Ho viaggiato in notti buie,/ in attesa del sorgere del sole./ E nel deserto dell’anima/ sono giunta alla pendici/ di bianche montagne.// Non ero sola, avevo un alleato,/ instancabile, invisibile e silenzionso,/ che mi cavalcava a fianco./ Con veli di seta mi fasciava i sogni/ e ascoltava le mie canzoni.// Di morbide e sottili trame/ tesseva il mio andare/ e mi sorprendeva ogni volta/ con aurore ramate/ di sconfitte e di speranze.// Ero io, nel mutare del tempo./ In un divenire sconosciuto,/ su assolati e ignoti sentieri,/ in cerca d’Assoluto./ Sovrana della luce del giorno.»

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