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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ Va parte

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Salvo Iacopino. E finalmente eccoci a Salvo, in questa disamina critica. Il “deus ex machina” di quest’opera e dello stesso “Circolo della poesia Domus”, dal quale questa pubblicazione ha preso avvio.

Salvo Iacopino

Non è facile coagulare attorno a sé un progetto culturale, ancor meno lo è se gli “attori” del progetto sono artisti, poeti e scrittori in questo caso. Personalità forti, spiccatamente individualistiche; è inevitabile, ciò appartiene agli intellettuali, sempre poco “affidabili”, parlando di politica, di partiti e appartenenze. Non stanno mai al loro posto. Difettano di libertà di pensiero, meriterebbero un despota che li sistemasse una volta per tutte, come quello di alcune decadi fa, Pol Pot, un programma di nome, autentico e sincero santo cambogiano di una chiesa in via di estinzione. Che peccato.

Certo che dopo Pol Pot i topi ballano. Fuor di una forte metafora, che utilizzo per mettere in valore il lavoro di Salvo; il circolo che ha preso vita, si è sviluppato mese dopo mese al punto di essere una realtà consolidata, un riferimento per quanti si occupano di scrittura poetica, di versificazione, prosodia e metrica. Questo patrimonio del passato, funzionale al “memor”, ciò che si ricorda, tecnica finissima di solo alcuni anni fa; seguente e contemporanea a un’altra “τέχνη”, di tutto ciò che risulta utile, nella pratica, per raggiungere un fine dato, il linguaggio, questa volta governato da regole, poco praticate di questi tempi; per un Iacopino che padroneggia e conosce, pratica regole e norme, scrive “a memoria” versi che le nostre latitudini disconoscono, se non attraverso i classici, non deve esser stato facile tenere insieme tutti quanti questi attori formidabili. Ambizioni, protagonismi, manie, fissazioni, spazi, esagerazioni, “tracimamenti”: non me ne vogliano gli amici del circolo, gli autori, sono caratteri propri dell’umanità tutta, di un consorzio sociale casualmente dato. Accade nelle chiese, nei circolini dei bocciodromi, nei bar di carte, negli oratori, nel “corpo docenti”, tra i comitati dei genitori, nei condomini, nelle dottrine scientifiche e in massima misura tra i pittori, i musicisti, i poeti, gli scrittori, i fotografi e mille altri. È l’uomo. Brutto e bello. A volte formidabile, divino, semi-divino. A volte, molto spesso, no.
Di Salvo ho scritto.

Sulla sponda del Toce”, “Il cielo sull’asfalto” sono tratti dalla sua ultima pubblicazione del 2023, “Il cielo sull’asfalto”, Interlinea. “Quell’ombra che…” appartiene alla raccolta precedente, “Frastorni”, Pegasus Edition, 2018. E la bellissima “ouverture” con quale si apre il testo del 2023, senza titolo, che forse Interlinea ha voluto classificare per ragioni di indicizzazione come “[Mi sveglierò di soprassalto un giorno]”, che dire, quando ho detto tutto, ammesso che tutto si possa dire di un poeta.

Non scriverò, non dirò nulla. A lui sono grato per mille e mille ragioni, non ultima quella impagabile possibilità, quell’occasione preziosa di discorrere di letteratura, incontrandoci, magari assieme a Franco Esposito, a Giuseppe Possa e ora, per suo tramite, a nuovi preziosi autori.

Rocco Cento