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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ IXa parte

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Franco Simonetti. Autore confermato, architetto, risiede in Ossola da oltre dieci anni. Come lui stesso afferma scrive versi fin dall’adolescenza. La sua presenza in Valle lo ha avvicinato alle nostre tradizioni, ai racconti, alle storie ossolane. Il suo componimento di apertura in questa raccolta collettiva si intitola “Il vallone della morte” che come dice la nota a margine si ispira a un fatto reale del 1933.

Franco Simonetti

«Erano otto ragazzi ossolani/ con pochi soldi e tanta speranza/ anche se avevano i calli alle mani/ non se ne davano grande doglianza.// Dissero: “andiamo oltre confine”/ come spalloni per contrabbando/ su quella vetta senza una fine/ Non si facevano certo gran vanto.// E ci voleva tanto coraggio/ per iniziare quel lungo viaggio./ C’eran le guardie alla frontiera,/ con i fucili, mattina e sera.// Gli anziani dissero: “Non è il momento./ La neve è molle, c’è tanto vento.”/ Non ascoltaron e partirono tutti/ portando pane, formaggio e dei frutti.// Ma nel vallone la neve si mosse/ tutto travolse col rombo di un tuono/ non ci fu tempo ma solo percosse/ e per nessuno ci fu perdono.// Le madri a casa attesero invano/ che i loro figli facesser ritorno/ con il rosario stretto in mano/ pregavan Dio di notte e dì giorno// Ora rimane solo il rimpianto/ per otto giovani vite stroncate/ e possiam solo alzare un canto/ come farebbe un tenero vate.»

Sette quartine con una prevalenza di decasillabi, versi parisillabi, qualche endecasillabo, qualche novenario. Tutte le strofe, tranne due, sono in rima alternata, ABAB, le restanti in rima baciata, CCDD. Con il primo schema la rima alternata delle due prime strofe ricorda il sonetto; ma questo vorrebbe essere seguito da due stanze di tre versi per raggiungere gli impareggiabili quattordici versi, tipici del più famoso dei componimenti di scuola italiana. Il collegamento di versi alternati è tipico dell’ottava toscana, quell’ottava rima dei poemi cavallereschi, epico-cavallereschi, narrativi, come nel Boiardo, l’Ariosto e il Tasso. L’ottava rima ha distico baciato in chiusura: ABABABCC. Lo schema delle prime due stanze è piuttosto tipico dell’ottava siciliana e della sestina narrativa o sesta siciliana, che viene riproposto nelle stanze successive alla quarta e quinta. In tutti i modi, anche se per i modelli classici ricordati il verso dovrebbe essere rigorosamente di undici sillabe, ricorre l’elemento narrativo poiché tale è il carattere del componimento di Franz, nome, soprannome, epiteto, nomignolo e oggi “nick-name” di Franco. È un uomo vigoroso, Franz, ricorda un longobardo, non per nulla nasce a Crema, baritono cantante con barba, da longobardo, dalla lunga barba. I Longobardi non son stati tra i migliori invasori dell’antico impero romano. Dire dei peggiori non sarebbe errato. Meglio immensamente i Franchi che pure li vinceranno. Ecco quali radici sono in Franz che sceglie una narrazione ossolana di cui io, ossolano, nulla sapevo. Il suo poema ha quel carattere narrativo che segnalavo prima, racconta in rima, e ciò dona al poemetto una preziosità popolare, da montagna, da poema di montagna. Non solo fiori, monti, cime innevate, partigiani, brigantaggio, lavoro dei campi, vita dura, aspra. L’andar in cerca di fortuna, al solito, come per i “montanari”, oltre confine, in Svizzera, per poi morire sotto una valanga, sotto in monito degli anziani: “Non è il momento./ La neve è molle, c’è tanto vento.” Avevano ragione quei saggi, a Franz il merito di ricordarcelo con questo poema, che pure dice dell’ardore giovanile, del giusto, chimico sprezzo del pericolo, proprio della gioventù che il mondo muove, muta, risolleva.

Di altro tenore “Angoscia”: «Vagare, solo, nella città vuota./ Fermare il pensiero in un bar/ per impedirgli di parlarmi ancora.// Avere nella mente il ricordo// di un desiderio passato// che strugge il cuore impazzito.// Scoprire l’inutilità del rifugio/ cercato nel fondo di un bicchiere/ che non dona l’oblio.// Sentire tremenda l’angoscia/ crescere dentro il mio petto/ dove batte una pietra dura.» Ora, qui Franz è mesto, coglie le pieghe della vita, tal che ha ora cuore duro, pietra nel cuore. Ci si difende, ci si ripara. Dalla vita. Non è il sole nemico, né lo è la natura. Ogni mattino al suo sorgere il sole benedice le creature. Tutte le creature accolgono quella benedizione benefica, tranne una, una no. Che sia questo che Franz voglia dirci?

Silvia Stefanelli.

Silvia Stefanelli

IO VIVO IN UN PAESE…

Io vivo in un paese con le strade spezzate/ E capita spesso che mi ritrovi sola,/ a ridosso di una crepa/ troppo grande da saltare./ Li posso solo guardare, da lontano,/ mentre cerco disperata/ di riempire quei solchi con qualcosa/ che sia di più d’un nero di silenzio.// E nel frattempo rischio di caderci dentro/ di ferirmi con quei bordi frastagliati/ E quella non passa, rimane sempre la stessa/
E non esistono scale, corde o ponti/ per ricucire l’abisso delle distanze.

LE LACRIME NON LASCIANO…

Le lacrime non lasciano cicatrici/ Non esiste anestesia per ricucirle dopo che passano/ E io sono stanca di piangere in assenza di testimoni/ Ma la lama che incide la pelle/ non può essere più dolorosa/ del mio corpo stravolto/ delle mie viscere in continua lotta/ dei miei pensieri dai contorni spezzati/ che non si incastrano mai/ con la mia anima (in) rivolta.

TERREMOTI E TRASCORSI

Terremoti e trascorsi/ su terreni distanti/ di placida conoscenza./ Ti svegli(asti) e ridesti/ tra le macerie accoglienti/ del tuo invivibile crollare./ Spettatrice disillusa e assente/ di un teatro inerte/ in cui non ci sei più.

Silvia nasce a Domodossola nel 2001. Liceo classico a Vercelli, pratica il disegno, la musica e la fotografia. A Pisa studia Filosofia e Scienze umane presso quella prestigiosa università. Silvia è dotata, molto. Mi è bastato vedere un suo disegno. Conosco suo papà. Bravissimo lui. Bravissima lei, figlia di lui. Da padre i suoi lavori grafici, pittorici mi conforterebbero. Da padre sarei preoccupato per le sue poesie. Si può dipingere il morboso, senza esserlo. Il dolore, senza soffrire. In poesia no, direi impossibile. Le produzioni giovanili sono sempre le migliori. In ogni ambito. Da giovani si domina il mondo da immortali. E da immortali si vive, pure nel dolore. È gigantesca la sofferenza giovanile. Non si hanno protezioni, non si è imparato a stratificare quei sedimenti di vita che portano al distacco, alla relatività di ogni vita, non per non guadare a chi sta peggio, semplicemente perché il nostro essere è troppo presente, assillante, ossessivo. L’accettazione, forse questo. La somiglianza. Gli altri. Da giovane mi sarei ucciso mille e mille volte. La giovinezza la temo, ancora mi fa paura. Quale fragilità, quale bellezza sconfinata in un essere che si affaccia sul proscenio della vita e sente le vertigini montare come un piccolo uccello al suo primo volo. Così è la giovinezza anche quando così non è avvertita.
Silvia non è tra questi, avverte. Lei avverte l’impegno, la promessa, il percorso. Vacilla. Ma lo fa bene, molto bene. Solo per questo c’è da star tranquilli. Così per Paolo, suo padre. È buona tempesta, quella necessaria; dopo, la quiete, e la vita andrà affermandosi, s’impara a gustare la luce del primo mattino, dall’alba al tramonto, la notte, la vita.
Eppure, verrebbe da dire, benedetta tristezza e malinconia. Benedetto il malessere, la malattia, la sofferenza, l’orrore. La paura.

La vita assomiglia al maiale, è talmente buona da non gettar nulla della vita, bensì bisogna impararlo. Imparare a essere uomini. Imparare a essere donne. Uomini quali maschili, figli di donne, maritati a donne, fratelli di donne, padri di donne. Uomini circondatati, avvolti, cullati dal tepore delle donne. Donne. Figlie, sorelle, mamme, mogli, astronaute, scienziate, poetesse, nonne. C’è una bellezza sconfinata nella sofferenza di Silvia. È come a teatro, quella lezione del teatro greco letto da Friedrich Nietzsche, un andare a “messa”, una catarsi. Tutto è rappresentazione, sacra rappresentazione.
Forse non tutti capiranno, ma Silvia certamente sì.

Rocco Cento

(L’immagine della pagina è di Silvia Stefanelli)