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Monique Femidì sabato 16 marzo a Verbania

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«Elle se nomme la Clef des Songes», libro e audio-libro saranno presentati a Verbania presso la Biblioteca Civica Ceretti. L’incontro, patrocinato dal comune di Verbania, è organizzato da “A Casa di Alice APS”. Presenzierà l’incontro, in qualità di moderatore, lo scrittore Piergiorgio Vigliani, a sua volta affiancato dalla dottoressa Ester Bucchi De Giuli, bibliotecaria alla civica Contini di Domodossola.
«Lei è chiamata la chiave dei sogni», questa la traduzione del titolo, è un’opera poetica pubblicata da Rotostampa Group, nel 2019 a Roma.

“Elle se nomme la Clef des Songes”

Lo scorso anno una selezione di 25 liriche di questo prezioso libretto in edizione multilingue, è stata montata con una serie di interludi musicali a cura di Roberto Olzer, Susanne Hahn e Fabrizio Spadea. I testi poetici sono stati letti e interpretati dall’attrice Daniela Bonacini. L’opera risultante, con l’autrice Monique Femidì che ne ha curato la direzione artistica e il montaggio, è stata licenziata in un delizioso audio-libro distribuito sulle piattaforme musicali dall’etichetta discografica indipendente ausrdigital.
Il titolo è ispirato dall’omonima opera dell’originale incisore francese Jean-Pierre Velly1 conservata alla Calcografia del Louvre.
Chi ha letto questo florilegio, poi seguito dall’audio-libro, deve aver avuto un’impressione stranita, nuova. Monique, autrice poliedrica e multidisciplinare, passata dagli studi di teatro, danza, cinematografia e letteratura d’arte, realizza, in un lavoro di ampia sintesi compositiva, una lingua di grande efficacia visionaria e musicale, sviluppando un linguaggio ricco di sonorità e timbri linguistici esotici, fino alla multietnicità compositiva adeguata e coerente all’assorbimento, non solo di lingue esterofile, dal francese, allo spagnolo, al portoghese, all’inglese, bensì di impronta futurologa, evocativa e divinatoria.

Trittico: «Occhi verdi/ come i tuoi occhi/ mi guardano.// E uno scarabeo verde oro/ si rifugia nel mio polso.// Invece qui ogni cosa muore// La massa del pane/ il grano/ la mammella che nutre l’aceto/ la madre/ la placenta del vino/ l’aceto muore.// Conserva sempre una parte/ del lievito della forma/ la spiga fertile/ la placenta/ perché il principio di ogni cosa/ è reso sterile.// Come mare del nord/ ondate di fieno/ raccolte a lato/ del campo.// La vita si annida nelle conche/ dell’erba, fra le radici.»

Onde d’immagini evocative, femminili, spiccatamente femminili, quasi che parlassero a donne di donne. Un parlare intimo, sussurrato, complice. Una metafisica del femminile, quale un femminile sapienziale, irraggiungibile al maschile, indeclinabile oltre il contesto di un matriarcato sconfitto, eppure indomito. È un mormorio, un lavorio profondo, criptico, impenetrabile, da Pizia, da “arcana”. Quel periglio che consigliava al maschio di far uso del fuoco: ché non gli sfuggissero figlie e compagne. Fuoco, focolare, forgia, lame, magli, croci, lune, soli. Dal 28 di 13 mesi, al 30 di 12. Da femmina a maschio. Dal molle al duro. Dal dolce all’acido. Ogni 13 un re moriva, una volta. 13 mesi, 13 re. Una sola regina. Ora non più. Chissà ancora per quanto.
Il rifugio intimo, cullato fanciullo per secoli, per millenni, è attesa. Nell’attesa si culla di arte, si dondola musica, si ninna poesia, canto e mimo e danza e, e, e.

Poi, la veste musicale, il montaggio. Tre autori. Tre valori. Tre plusvalori. Una voce di femmina. Una recita. Una mantica. Un incanto.
Ché sarà un incontro magico, certo, quel pomeriggio, alle 5 della sera, a Verbania, alla García Lorca, di Spagna, di “volver”, con la “muleta” nell’arena, un tango, un vals, una tzigana, una maga di idee profumate; di tattili, avvolgenti e caldi pensieri odorosi; e una fata che vaga nell’arena, un toro che muore, e un torero che muore nell’arena.

1 Jean-Pierre Velly (Audierne, 14 settembre 1943 – Trevignano Romano, 26 maggio 1990).
2 L’illustrazione di copertina è tratta dall’opera “Amantes” di Ana Juan

Rocco Cento