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Le Colonne d’Ercole

  • di
Micropovincia

Ieri 12 gennaio 2024 andavo a Stresa a incontrare un vecchio amico. “Vecchio” a me, ché lo ricordo fin dal 1985, mentre lui non ha ricordi miei se non recenti. Di solito ci si trova al Gigi Bar di Stresa. Ieri era chiuso. Abbiamo consumato altrove. A Stresa. Lui è di Stresa. Lì ha conosciuto il mondo. Eppure non è nativo,  allogeno. È un “aborigeno” come me della Calabria. Il suo nome è Franco Esposito. Viene da una colonia albanese, Macchia Albanese, tanto per fare del pleonasmo. Approderà a Stresa molto giovane, come molti immigrati del dopoguerra, come me. È più grande di me ma non di tanto. A Stresa fonda Microprovincia nel 1979. Dal 1979. Oggi siamo nel 2024. Gennaio. 45 anni. Microprovincia è un fossile che vive. Altre riviste letterarie sono fossili morti. Purtroppo. Ora forse Microprovincia è la sola rimasta. Franco lo teme, io pure.
Parlare con Franco è come parlare con la storia, il Piemonte Orientale. Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa, Carlo Azeglio Ciampi, Gianfranco Contini, Carlo Carena, Enrico Emanuelli, Carlo Bo, Giorgio Barberi Squarotti, Clemente Rebora, Roberto Cicala e molti altri che a malincuore non cito per ragioni di spazio confidando nel loro perdono. Ah, uno non posso non citarlo, di Arona, Sandro Senigaglia, grande amico di Contini. Anche un altro, per la verità, Benito Mazzi, mio conterraneo.
Politici, e che politici. Critici, letterati, poeti; e che gente, che valori.
A questi si aggiungano gli Alessi, i Bialetti.
Altri tempi. Economia industriale. Mecenatismo. Filantropia. Umanitarismo. Paternalismo. Espiazione.
E va bene, non piacevano, allora, tra ‘800 e ‘900.
Oggi sarebbe grasso che cola. Grasso che cola con il neoliberismo odierno, trentennale.
Tutto finito.
Dicevo a Franco in quel di Stresa, ieri, in un bar-pasticceria diverso dal Cicci Bar dove avvenivano cose strabilianti, lo dicevo lì: Scusa come vanno gli abbonamenti?
Rideva. Quando Franco ride la sua faccia si fa ancora più piccola, anche gli occhi, e il pizzetto al mento s’imbianca, da biondo cenerino a bianco neve, candida neve, neve di lago.
Rispondeva che è tutto finito, finito. Un solo abbonamento in tutta la provincia, quella nuova, ad Arona, da tempo immemore, della biblioteca civica. Uno? Sì, uno. Non ci credo. E le altre biblioteche civiche, almeno Verbania, Domodossola? Mai. Mai? Le fondazioni? Chi? Le fondazioni. Di Verbania, Domodossola, i comuni? Borgomanero, Novara?
Gli abbonamenti sono di fuori, Torino, la Lombardia, il Canton Ticino, il Veneto.
Non ci credo. Devi, non dico balle.
E le banche? La Cariplo?
Quelle popolari della vecchia provincia se le sono bevute, bella intellighenzia “finanziaria” neoliberista.
Vorrei dirgli, rispondergli dando del maledetto al neoliberismo-neoliberalismo, maledicendoli tutti: Alexander Rüstow, Walter Lippmann, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron. Riprendendo con Augusto Pinochet, i Chicago boys, Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Bill Clinton, Tony Blair, George Bush, Barack Obama, Joe Biden, Nicolas Sarkozy, Emmanuel Macron, Angela Merkel, il Papa, Mario Monti, Dario Draghi, le Quote rosa, la teoria Gender. Il divorzio, l’aborto. Tutti.
Te eri repubblicano? Sì, afferma, e liberale. E Te? Socialista, rispondo, e liberale.
Già.

Franco Esposito e Roberto Cicala

Poco stato, molto mercato? Sì. Adesso? Tutto stato, tutto mercato. E le tasse? Tutte tasse. Ma allora il neoliberismo-neoliberalismo? Lo sai te? Cioè? Insomma. Qualcosa non torna. Non è mai tornato, né torna nulla. Scusa ma non dovrebbero lasciar fare ai mercati? Esatto. E allora perché non lo fanno? Semplice. Cioè? Le tasse le dànno alla finanza. L’esercito? No, la finanza, l’alta finanza.
E le colonne d’Ercole?
Quelle stavano nel canale di Sicilia, un tempo, ai tempi di Erodoto, era il mondo di Erodoto. E poi? Poi c’è stato il mondo di Eratostene, il Grande Bibliotecario di Alessandria. Eratostene li ha spostate, allargate, ingrandite per simmetria e coerenza.
Fine dei Punici, inizio dei Romani.
E noi?
Il contrario, l’inverso. Cioè? Le abbiamo rimpicciolite.
Prima erano alle foci del Maggiore, dove riprende il Ticino. Le orientali. Sud-orientali. Una. L’altra, all’inizio del lago d’Orta, ai piedi del Mottarone, nelle sue aree pedemontane, a ovest. Quello era il Mediterraneo, il Mare nostrum, la Regio Insubrica, una sua parte.
A est il Maggiore per tutta la sua lunghezza. A ovest il Rosa: secondo la SOIUSA[1] le Alpi del Monte Rosa sono una sottosezione alpina con la seguente classificazione:  Grande parte = Alpi Occidentali;   Grande settore = Alpi Nord-occidentali; Sezione = Alpi Pennine; Sottosezione = Alpi del Monte Rosa; Codice = I/B-9.III.
Tre laghi, Maggiore, Orta, Mergozzo senza contare i laghi alpini. La restante parte, una striscia di terra, patria nostra, nel senso di mamma e papà, dove insomma vivi, ti nutri, “socializzi”, e calpesti. Una fortezza inespugnabile. Lo abbiamo dimostrato con la Resistenza.
E adesso, da piccolini rimpiccioliti?
Non c’è più nulla, anche le banche sparite, quelle popolari, ti rendi conto?
Anche quelle di risparmio? Qui sì, in Lombardia no, guarda quella di Sondrio, per dire.
Accidenti, Franco, che tragedia. E la Cariplo, un tempo presente? Ora è una fondazione. Lo so, intendo dire, fonda? Non fonda, e non solo lei. Non fonda nessuno. Ovvero, fondano per se stessi.
Un mangiamangia? È probabile, però fanno cultura, coltivano. Che cosa coltivano? Politica, politici, famiglie, figlioli. Familismo? Non sarebbe una novità. Ma ci sono tante “iniziative culturali” in provincia. Buttano via i soldi. In che senso? Basterebbe usare YouTube e si avrebbero espressioni culturali più appropriate. Già, ma così nisba mangiamangia. Cosa intendi? Niente clientelismi, nisbanisba, capito? Vuoi dire? Dico.
Ci sono più associazioni che cittadini. Lo dici in maniera apodittica? Esatto, dimostrativa e indubbia.

Franco Esposito e Roberto Cicala
Franco Esposito e Roberto Cicala

Sai che faccio, Franco? Te ne vai? Fa freddo, è notte.
Tornavo a casa, ieri sera. Franco, pensavo, non ho mai conosciuto uno stresiano più stresiano di lui. Un calabrese, meticcio, come me. Lui albanese, io grecanico. È strano, mi dicevo, gli allobrogi sono più allogeni dei nativi, più di quei nativi, “originari” da sette generazioni.
Se il Maggiore parlasse si rivolgerebbe a Franco dicendolo fratello. E lo è fratello, senza sbagliare.
Gli Americani cercano fossili, impronte fossili degli antichi nativi. Eppure i nativi sono stati sterminati dagli Americani allobrogi e oriundi. Lo stesso gli Spagnoli con i Maya, gli Aztechi, gli Inca. Anche loro ora sono alla ricerca di fossili, vestigia, costumi, usi.
Dei Portoghesi meglio tacere, non hanno ancora terminato il loro sterminio, ma non manca molto. Poi faranno come tutti gli altri. Poi.
Il destino dei reietti, degli stranieri, degli immigrati, quando non distruggono i nativi, è quello di non essere né carne né pesce, come me e Franco. Sempre altro, in ogni latitudine. Eppure Franco l’allobrogo albanese ama il Maggiore, Stresa, tutto il lago, la provincia, Novara, il nostro Mediterraneo. Lo stesso per me.
Molti anni fa è entrato nell’oceano, Franco, un oceano di nome Maggiore, passando le Colonne d’Ercole e se ne è innamorato, perdutamente devoto, fedele a un padrone che si è eletto e a cui si è votato. La sua terra. Era Ulisse, un tempo, un Ulisse ragazzo.
Ora coltiva fiori, da 45 anni, fiori di parole, come lui stesso ammette. Fiori italiani, non anglofoni. Cento anni di fiori italiani in tutta la Penisola, ce n’è voluto, è stata un’opera immensa.
La sua ultima pubblicazione è una prova ulteriore delle sue coltivazioni. L’ha interamente dedicata a Interlinea per il suo trentennale, a Roberto Cicala, a Carlo Robiglio, ragazzi allora.
Uomini altri, Ottocento, Novecento, quelli buoni, quelli seri, rigorosi, lavoratori appassionati, d’onore, l’onore passato, la bella Italia, l’Italia che fu.
Interlinea è una casa editrice di cui esser fieri, come per Microprovincia, una fierezza sana, novarese, mediterranea, alpina, di un mondo per il quale sarebbe giunta l’ora di  andare a risollevarlo, risuscitarlo, come ogni anno si fa con Gesù.

Rocco Cento

[1] Wikipedia

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