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Laboratorio scrittura del 12/12/2023

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Riepilogo dei lavori del laboratorio di scrittura del 12 dicembre 2023

I Dada e il seguito…

Il “cut-up” è una tecnica artistica e letteraria che coinvolge il taglio e la “riassemblatura” casuale di testi esistenti per creare un nuovo lavoro. Nel contesto Dada, questa pratica era spesso utilizzata per sfidare le convenzioni linguistiche e creare opere che riflettevano il caos e l’assurdità del periodo. Gli artisti Dada, come Tristan Tzara, spesso applicavano il “cut-up” a poesie e manifesti.

William S. Burroughs e Brion Gysin hanno poi ripreso e sviluppato questa tecnica nel XX secolo. Burroughs, in particolare, ha utilizzato il “cut-up” nella narrativa, tagliando e riassemblando frammenti di testo per esplorare nuove strutture narrative e sottolineare il controllo del linguaggio sulla mente umana. Burroughs e Gysin hanno anche sviluppato la “cut-up technique” in ambito sonoro e visivo.

In sintesi, mentre i Dadaisti applicavano il “cut-up” per sfidare norme linguistiche e artistiche, Burroughs e Gysin lo hanno adottato in modo più esteso, incorporandolo nella struttura narrativa e sperimentando con nuovi mezzi espressivi, spingendo i confini dell’arte e della letteratura.

Anche David Bowie, seguendo l’esempio degli autori precedenti, ha fatto ampio uso di tecniche come il “cut-up” e il “fold-in” nelle fasi creative della sua carriera, soprattutto durante il periodo berlinese alla fine degli anni ‘70. Bowie era noto per essere un innovatore, sempre alla ricerca di nuove modalità espressive.

Durante la produzione dell’album “Lodger” (1979), Bowie collaborò con Brian Eno e utilizzò il metodo del “Oblique Strategies”, un mazzo di carte con istruzioni creative casuali, spesso basate su principi simili a quelli del “cut-up” e del “fold-in”. Questo approccio ha influenzato la struttura delle canzoni e il processo creativo dell’album.

Tuttavia, è importante notare che Bowie era noto per adattare e reinterpretare le influenze creative, piuttosto che seguirle rigidamente. Il suo utilizzo del “cut-up” e del “fold-in” non è stato sistematico come quello di alcuni dei suoi contemporanei come William S. Burroughs. Bowie era aperto all’esperimento e spesso integrava diverse influenze in un modo unico e personale.

In definitiva, Bowie ha utilizzato queste tecniche come parte del suo arsenale creativo, sperimentando con nuove modalità di scrittura e produzione musicale. L’uso specifico del “fold-in” potrebbe non essere così marcato come in alcuni altri artisti, ma l’approccio innovativo di Bowie alle arti ha sicuramente incorporato elementi di sperimentazione concettuale e formale.

Il “cut-up” nel laboratorio di scrittura creativa di Domodossola

Nell’incontro del 12 dicembre, applicando la tecnica “cut-up”, i partecipanti hanno ritagliato parole e frasi dai giornali, ma nell’utilizzarli, piuttosto che costruire frasi o componimenti aleatori, la tendenza che emergeva era quella di costruire periodi che avessero un qualche senso compiuto, un po’ alla “maniera” di David Bowie.

Da questo esperimento la domanda che sorge spontanea è la seguente: perché, che bisogno hanno gli umani di ricercare sempre un ordine, un’armonia anche quando sono invitati ad usare la casualità “compositiva”?

Probabilmente, anche questo è lo scopo del laboratorio, la tendenza umana a cercare ordine e significato è profondamente radicata nell’umanità, infatti, anche quando sperimentiamo con tecniche creative come il “cut-up” che invitano alla casualità e all’assenza di un ordine predefinito, la mente umana cerca istintivamente di trovare coerenza e significato.

Ciò può essere attribuito a vari fattori psicologici e cognitivi. Gli esseri umani sono “programmati” per cercare modelli e connessioni nel caos, poiché ciò contribuisce alla comprensione del mondo che circonda l’uomo. Inoltre, l’elaborazione cognitiva mira spesso a creare senso e significato dalle informazioni disponibili.

Nel contesto del laboratorio di scrittura, è interessante notare come i partecipanti tendano a costruire frasi con un senso compiuto. Questo potrebbe riflettere il desiderio innato di narrativa e struttura nella comunicazione. La costruzione di significato potrebbe essere vista come un modo per rendere il processo più coinvolgente e gratificante per i partecipanti, fornendo un senso di realizzazione e connessione personale con il materiale. Ma questa indagine può continuare con una ulteriore proposta di utilizzo aleatorio di elementi linguistici o letterari con l’utilizzo del “fold-in”, che sarà affrontato nell’incontro del 12 dicembre prossimo.

Il “fold-in” è una tecnica strettamente collegata al “cut-up”. Fu sviluppata da William S. Burroughs e Brion Gysin, che la utilizzarono principalmente in ambito letterario e visuale.

Ora, il “fold-in”, a differenza del “cut-up”, che coinvolge il taglio e la riassemblatura casuale di testi, prevede la sovrapposizione di due testi o immagini in modo che una parte di ciascuno sia nascosta e l’altra visibile. Il risultato sarà un nuovo testo o un’immagine che combina elementi di entrambi i materiali di partenza, creando un’opera ibrida.

Questo processo permette di mescolare significati e generare nuovi collegamenti tra concetti apparentemente separati. La sovrapposizione fisica o visuale dei testi induce una sorta di fusione concettuale, stimolando l’immaginazione e la creatività. Come nel “cut-up”, l’obiettivo è spesso quello di superare le convenzioni linguistiche e generare nuove prospettive e interpretazioni.

Ecco come veniva utilizzato:

In campo letterario (racconti e poesie), Burroughs spesso sovrapponeva diverse sezioni di testo, dai contenuti apparentemente eterogenei, cercando di creare nuovi significati e connessioni inattese. Questo approccio è evidente in opere come “The Naked Lunch” e “Nova Express”.

Nel campo visuale (arte visuale), Brion Gysin applicava il “fold-in” anche alle sue opere visive, sovrapponendo e ripiegando immagini o disegni, alla ricerca di nuovi spazi e significati visivi. Questo processo era particolarmente evidente nelle sue opere di arte visiva, dove combinava elementi di diverse immagini per creare un’opera d’arte unica.

Infine, dalla collaborazione dei due autori “nacque” la “Dreamachine”, un dispositivo stroboscopico progettato per indurre stati alterati di coscienza.

In questo prossimo incontro i testi da “manipolare” saranno tratti dall’opera di Edoardo Sanguineti “Laborintus” del 1956.