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Jeck Vallera

Questa è la pagina di Jeck Vallera.

Jeck fa parte del Laboratorio di scrittura creativa di Domodossola.
Pagine:
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L’ affare di via Briona

(Primo testo pervenuto)

< Bè ! > Mi dite o non mi dite che cosa è successo , suvvia parlate! ………la vittima mancata ……………..Mio Dio, signor Giudice, la cosa è semplicissima. Non ho assolutamente capito perchè quella donna abbia cercato di attentare alla mia vita. Eravamo molto amici, ci vedevamo tutti i giorni, andavo da lei verso le otto del mattino e mi mettevo a chiacchierare, perché debbo ammetterlo mi piace farlo. Gli raccontavo generalmente quello che avevo fatto il giorno prima, è vero che era stata quasi continuamente con me, ma è tanto distratta, si direbbe che non veda e non senta nulla di quello che ci succede intorno. C’è tanto movimento in piazza Mercato e tante storie da raccontare; una è davvero esilarante, riguarda le “corna di cervo” e il rifugio “la Roccia” dell’alpe Lusentino. Accadde che una signora attratta dagli enormi “palchi” che incorniciavano il camino e le pareti interne del rifugio chiese alla Silvia moglie del Romano dove poter trovare delle corna altrettanto belle; lei fu TRANCHANT e accennando ad un sorrisetto ironico rispose: le può trovare tranquillamente a Domo in piazza MERCATO, lì c’è ampia possibilità di scelta. Ma questo episodio spiritoso non glielo ho raccontato perché la mia attenzione fu attratta dal passaggio di un uomo rubicondo con delle guance rosse e gonfie come due palle di gomma; era un prete o un frequentatore di osterie ?

Forse ambedue le cose. Del resto, gli raccontavo anche quello che avevo fatto dopo averla lasciata; non era un gran che, dato che la lasciavo il più tardi possibile, e gli raccontavo anche quello che avevo veduto al mattino dal mio risveglio al mio arrivo a casa sua.
Voi sapete signor Avvocato che non a tutti accadono avventure romanzesche; a me non sono mai accadute. Al contrario quasi tutti i giorni vi sono coincidenze bizzarre. Così, per esempio, non so più quante volte, all’angolo di via BRIONA, andando a casa dell’accusata, ho visto un frate scalzo con un saio bianco e sentito due tocchi di campana della Collegiata. Non che la cosa succedesse esattamente tutti i giorni! Sicché quando ne vedevo uno dicevo alla mia amica, intendo dire dell’accusata: stamani ho veduto un frate scalzo con un saio bianco. E’ una cosa bizzarra; e quando non lo vedevo gli dicevo: stamani non ho veduto un frate scalzo con un saio bianco e nemmeno sentito due tocchi di campana della collegiata.
Il giorno del tentato assassinio, sono andato da lei come al solito – vale a dire ………no, quel giorno era un po’ più di buonora, verso le sei e un quarto le sei e venti. Dormiva. La svegliai trovandola un po’ indisposta, disturbata: allora mi sono messo a chiacchierare per distrarla.
Quella mattina avevo proprio veduto due frati scalzi all’angolo di via BRIONA , ma uno aveva un saio scuro e invece di due ho sentito tre tocchi di campana (cosa inconsueta). Prima gli ho raccontato tutto questo e poi quello che avevo fatto la sera prima .
Mi ricordo allora che la mia amica mi ha guardato con occhi torvi e si è messa a ripassare il coltello sulla “cota” ………………..Quando l’ho lasciata era il tardo pomeriggio verso le diciotto meno venti o meno un quarto e sono sceso in via BRIONA al numero 23 , da BELLOLI a ricordagli di mandarmi per la sera alle sette la mezza dozzina di calzini di cotone bianco che gli avevo ordinato. A me piace che i miei acquisti mi siano consegnati con esattezza, sono fatto così!
Mariano mi ha salutato a modo suo con un fragoroso ciaooooo amico! E mi ha stretto la mano in un morsa che mi ha tolto il respiro per qualche istante ……………….ma ciaoooooo, ma che bello! Ha ripetuto. La moglie bene? E la figliola sempre a Milano?……eddai …….. sono contento, gli ridevano gli occhi, era sincero. Poi ha aggiunto anche io bene, prima che glielo chiedessi, ma si non lamentiamoci ….e la pittura bene? ……….. Ma certo! Che domanda ti faccio………..dai portami un’opera che la espongo in vetrina come l’altra volta …….bene…..bene…..bene…….! Ma avevi bisogno? …..I calzini Mario, provai a dire …………Oh ma stella! Ma si i calzini …………….eh caro, mi devi scusare, lo sò, lo so ………sono in ritardo …..ma si che è successso? ……..E’ venuta nel mio negozio la BUON COSTUME ………Oh Signur ……! Ci mancava anche “ quela” . Eppoi continuò divertito ……..ho dovuto mandare il garzone in val MAGGIA a consegnare una partita di mutande a dei turisti FKK non autorizzati! ………..Ma domattina te li mando, stai tranquillo!
Lasciato MARIANO, erano le diciotto e dieci o un quarto, mi sono accorto che ambedue le stringhe delle scarpe erano slacciate e ho dovuto predispormi per riallacciarle .Prova e riprova, al terzo tentativo sono riuscito ad allacciare la sinistra. Con l’altra è stato più complicato, forse ci ho messo troppa foga nello stringere e il laccio si è spezzato. Ma niente paura, sono una persona previdente, avevo una riserva di stringhe nella tasca interna della giacca, ho ripetuto la procedura asola per asola e sono riuscito.
Non so perché l’accusata, che era mia amica abbia trovato noioso quello che le ho raccontato l’indomani mattina. Mi è venuta incontro con un coltello affilato che gli era servito per tagliare la carne, me lo ha roteato davanti alla faccia poi molto lentamente e senza proferire parola lo ha riposto nell’astuccio. Che fosse stato un avvertimento? Sul momento no ci ho fatto attenzione, ma poi riflettendoci, poteva avere cattivi propositi …..c’era già stato un preavviso.
Ma la dovevo accompagnare fuori……e…………quando fù pronta uscimmo insieme, scendemmo in piazza MERCATO per farci venire un po’ d’appetito prima di andare da “BO“, la trattoria storica dei Domesi. Chi non si ricorda del famoso “ROVINATO”? ………………………Mi piace molto chiacchierare di questo e di quello seduto al bar ISTRIANO nelle giornate di sole, è molto rilassante . Parlai molto quella mattina per distrarre l’accusata che sembrava essere nervosa; pareva che gli occhi gli uscissero dalle orbite, erano rossi rossi.
Durante la colazione, tra un boccone e l’altro, ho ripreso a chiacchierare e ho detto: stamani mi sono svegliato alle sei, sei e un quarto, non era ancora chiaro: mi sono infilato i calzoni e le pantofole perché la cameriera non viene che alle sei e mezza a farmi il caffelatte. Mi sono lavato con acqua fredda perché è più salutare, poi mi sono messo a spazzolare le scarpe e ordinare la pila di biancheria che mi aspettava ogni mattina davanti al comò: camicie pulite piegate, fazzoletti camicie e mutande, poi la piega dei pantaloni………….la riga deve essere perfetta, preferisco farlo da solo perché la cameriera è svogliata …………………
Non mi ha lasciato finire: Sono sei mesi che vanno avanti questi racconti, è troppo! Ha detto digrignando i denti . E nello stesso tempo si è gettata su di me .
Credevo volesse scherzare, invece mi ha preso per il collo che ha stretto con vigore e voleva uccidermi con lo spillone che teneva infilzato sulla permanente…………….Ho gridato all’assassina! Sono venuti i carabinieri e l’anno arrestata .
……………..L’AVVOCATO DIFENSORE……….
……………SIGNORI GIURATI , AVETE ASCOLTATO I FATTI: DITE IL VOSTRO PRONUNCIAMETO!
……………………….LA GIURIA…………………..
………………………COLPEVOLE PER non AVER COMMESSO IL REATO !
jeckvallera

(Secondo testo pervenuto)

Appoggiate a un tavolo all’aperto dell’osteria di via Briona, davanti alla bottiglia di vino rosso semivuota, con le palpebre a mezz’asta, avvinte tra le braccia di Morfeo, due donne erano immerse nel loro mondo onirico.
Udendo il drin drin del campanello della bicicletta di una signora, capelli corvini, labbra rosse fiammanti, con la gonna svolazzante intrecciata tra i raggi delle ruote, le due donne furono malamente svegliate dal tonfo della caduta della donna a gambe all’aria…..

Capitolo 13 – Le linee Geometriche

Nell’ultimo corso di “intelligentamento rapido” a cui aveva partecipato, l’alto dirigente d’azienda aveva sentito parlare di piani aziendali di delocalizzazione, di produttività e della necessità di aumentarla per poter competere più efficacemente sul “mercato” internazionale i “Cinesi “.  Dunque, bisognava trovare il modo di sveltire il lavoro. Ma che fare? I suoi impiegati non erano certo dei fulmini. Quelli sì che erano veloci! Infatti, di solito si dice, veloce come un fulmine, al contrario, lento come una tartaruga. C’erano innumerevoli altre cose che gli ricordavano l’idea della velocità, ad esempio: le rotaie dei treni, soprattutto treni ad alta velocità, la Freccia Rossa o il TGV francese; non era forse una volta andato a Parigi con quel treno? E come filava anche! Meglio ancora i treni a levitazione magnetica dei giapponesi!
Le Autostrade, soprattutto le corsie di sorpasso prima che imponessero il “Tutor”.
Le linee elettriche, la corrente si sposta rapidissima da un punto all’altro così veloce che neanche si vede.
Le pallottole delle armi da fuoco; si dice: dritto e veloce come una schioppettata!
I raggi di luce: trecentomila chilometri al secondo, un record assoluto!
Anche le corsie dei cento metri nel loro piccolo erano veloci. Dunque, riassunse l’AD: minimo comun denominatore per la velocità è la linea possibilmente retta! Bravo, si disse colpendosi la fronte, che bella intuizione hai avuto!
Al contrario gli ubriaconi tornano a casa molto tardi perché camminano a zig-zag impiegandoci molto più tempo di quanto ci impiegherebbero se invece camminassero diritti.
E.…e se poi le linee fossero due, la velocità raddoppierebbe, tre la velocità triplicherebbe e così via…  E, se disegnassi delle strisce diritte su una superficie o ancor meglio su un tessuto e ci facessi confezionare degli abiti? Si ricordò a questo proposito che anche i giocatori di calcio indossano divise a strisce e quelli corrono, altro se corrono! E anche i galeotti che pure hanno la divisa a strisce correrebbero, se non avessero la palla di piombo ai piedi; tutto conferma la mia teoria, riassunse l’AD. La linea o striscia è sinonimo di velocità! Allora tutti i miei collaboratori da domani avranno la divisa a strisce. Divisa a tre strisce vuol dire in buona sostanza triplicare la produttività pro-capite! Spazzerò via la concorrenza con questa innovazione.
Ah! Ah! Se la rideva l’alto dirigente saltellando come un gatto dalla felicità, Rimarranno allibiti!
Per gli uomini prese una stoffa scuro antracite, con delle strisce grigie più chiare, per le impiegate scelse un colore più adatto alla loro femminilità: un rosellino pallido con strisce color “pisello marcio”. Per la prima e seconda segretaria al corredo aggiunse un caschetto e guanti della stessa tinta: è per l’”immagine”, giustificò l’alto dirigente. A completamento dell’opera fece dipingere a strisce sia le pareti, sia i pavimenti, corridoi, porte e finestre. Ogni cosa doveva rendere l’idea della velocità. Svelti! Svelti! Correre, correre! E con la velocità aumento vertiginoso della produttività!        
Grande! Che grande intuizione ho avuto! Disse l’AD molto compiaciuto con se stesso.

Per alcuni giorni il dottore fu occupato alla realizzazione di questa idea. Quando fu tutto pronto la piramide dipinta, gli impiegati vestiti e schierati sul nastro di partenza, il colpo d’occhi doveva esse-re formidabile. Scattò varie foto, usò anche l’autoscatto per riprendersi in prima fila tra prima e seconda segretaria. Alla fine, rimirando la sua opera d’arte non poté esimersi dall’esclamare: Bello!

Ci manca la palla di piombo! Commentò un impiegato che non mancava di un certo senso dell’humor. Ma quando l’Alto Dirigente diede il via, abbassando la bandierina a strisce, tutto cominciò a muoversi in fretta, sempre più in fretta. Gli impiegati correvano a destra e a manca dandosi un gran da fare, accelera! Accelera!  Gridava l’AD. Allora le macchine da scrivere della prima e seconda segretaria entrarono in competizione. Tic tic tic, contro tac tac tac. Incredibile: la seconda segretaria stava avendo la meglio sulla prima. Da quando aveva indossato il vestito a strisce sentiva il disperato bisogno di correre, di fare, tanto che aveva chiesto al dottore un paio di pattini a rotelle perché lei doveva essere più rapida, non poteva stare ferma. Le sedie ergonomiche dell’ufficio pitturate di fresco al momento del “via” cominciarono a correre e a sbattere una contro l’altra come all’autoscontro del luna park; impossibile poggiarvi le “terga”. La prima segretaria, che già di suo era molto veloce, accelerò così tanto che il caffè delle ore dieci lo anticipò alle otto e trenta Ma il dottore non fece neanche in tempo ad avvicinarsi alla tazzina che già la efficientissima prima segretaria girando sui tacchi aveva ritirato sparendo come un fulmine dietro la porta. Corbezzolo! aveva commentato l’alto dirigente, dovrò regolare i tempi alla signora Volpe, altrimenti addio al caffè, troppo accelerata la prima segretaria! Si, è eccessiva commentò, bisognerà che io tolga una striscia alla sua divisa! Dopo questo episodio pensò di uscire dall’ufficio per uno sguardo generale di come stessero andando le cose: ma come ebbe appoggia-to il suo piede piatto sinistro che per la postura teneva in avanti, sul corridoio a strisce, questo si mosse a tutta velocità, mandandolo a gambe all’aria. Il corridoio correva, correva, correva veloce come un tapirulan[1] veloce, trasportandolo in giro come se fosse un sacco di patate, finché alla prima curva fu scaraventato sulla parete poiché la forza centrifuga aveva avuto il sopravvento.

L’orologio a pendolo, coinvolto nella gara e anche lui decorato a strisce giallo e oro, batteva rapidissimo, tic, tac, tic tac, tic, tac, il tempo passava veloce, molto più in fretta. Un’ora durava quindici minuti cosicché alle dieci del mattino, gli impiegati che erano entrati alle otto erano già in fila per timbrare il cartellino d’uscita. Ecco la ragione per cui livello sottoterra di cui l’AD si era completamente dimenticato (chi va a pensare ai sottoterra) vestito ancora del suo abituale camice bianco, quando risalì dal suo posto non aveva trovato nessuno. Ed erano appena le dieci e cinque. Boh! Disse, dopo aver bussato dappertutto, dove saranno andati costoro?

Jeck Vallera

[1] tapis roulant

 

Nota biografica di Jeck Vallera
Biografia

Alexei Pesckov
A.P. è nato nel 1842 sotto un cavolo da famiglia di orticoltori, nella campagna di SAINT-PAUL de VENCE. All’età di sette anni rimase orfano e fu costretto ad andare tra la gente e lavorare sodo.
Già a 14 anni dava lezioni private di ARABO ad extra comunitari maceratesi a KAMPALA.
Non ha mai frequentato nessuna scuola, i primi rudimenti dello “scibile”, li ha appresi dal suo bisnonno professore di TAUROMACHIA all’università di CRETA .
Ancora prima dell’americano EDISON ha inventato il “fonografo” che lui ha chiamato: “paleofono”; ha scoperto la fotografia a colori, si è interessato della comunicazione tra terrestri e marziani e come autodidatta studioso di fisica e chimica .
Uomo creativo ricco di humor, autoironico e scanzonato: ha la lucentezza luminosa, la felicità di tinte chiare e primaverili degli impressionisti che ama .
Viene annoverato tra gli “autori”  minori , ma è sovente in questi trovare perle di varietà e fantasia pressoché ignorati.

……….In certa letteratura, ……….la carta assume un valore superiore a quello del suo contenuto……..ma non è il suo caso perché è uno degli ingegni più fertili ed originali ed ad un tempo più scervellati e più rigorosamente scientifici e più poeticamente “lievi”. Più logici ed abili nel ragionare e più pronti ad abbandonarsi alla musa secondo l’umore del momento. Poeta capace di letizia persino nella malinconia. Uomo tutt’ora “fresco” che conserva i doni della giovinezza . Si diverte a scrivere storie semplici-semplici-semplici per fare infuriare gente grave-grave-grave e divertire i bambini piccini-piccini-piccini.
L’editore “CASARHODIA”, quanto prima pubblicherà una raccolta di questi scritti inediti.
Attualmente vive e lavora in un IGLOO al polo SUD con la sua compagna OTARIA. Per i contatti
mail: alexesipesckov@gulliver.ot………..telefono 3 perioddico.

j.v
JECK VALLERA

05/02/2024

……………………………la colazione …………………..

Capita agli ottuagenari di dormire poco ,anzi è la regola e io non sfuggo. Perciò da tempo immemore tutte le mattine mi alzo , sentite , sentite, alle cinque trenta o alle sei massimo e se ho riposato bene sono fresco! Quelle rare volte invece che tiro più avanti rimango assonnato fino a metà mattino. Ed è subito il rituale della colazione . In cucina arriva l’odore del caffè fatto con la moka da tre , poi faccio un mix con latte , biscotti ,miele , propoli e prugne secche . E mi godo quel momento magico in assoluto silenzio. Nella baita di pietra e pioda come la chiama il coscritto del piano di sopra tutto tace , è proibito fare rumore , gli altri dormono!.. Pietra e pioda , pioda e pietra …e cha cha cha ! Sentite com’è musicale ? Va bene Maestro?…Ah! Dimenticavo ,a quell’ora, tolto il pigiama sono in tuta e ciabatte e magari con il plaid avvolto intorno alla vita o appoggiato sulle spalle .Mi piace il tepore della lana sul corpo. Poi diritto sul divano “ è il mio secondo momento magico” , la mente spazia libera dove vuole ,non la trattengo I pensieri vanno e vengono , se capita quello giusto mi alzo e lo scrivo su un foglietto, devo essere veloce altrimenti in un lampo lo scordo .La mattina e la sera è il momento propizio per i pensieri. La testa è piena di ricordi , belli o brutti che siano e ogni tanto qualcosa riaffiora alla mente , il primo pensiero va alla famiglia e alle persone vicine. Tuttavia ci sono anche gli altri , mi capita di pensare a quei cento milioni e passa di profughi che attualmente vagano per il mondo rischiando la pelle cercando ovunque condizioni migliori di vita. A quelli viene impedito da tempo di stare sotto un tetto stabile , di sedersi ad un tavolo e di bersi in santa pace una tazza di caffelatte caldo o altra bevanda che sia . A me basta aprire il frigo e accendere il gas. Rispetto a costoro capita di sentirmi in debito….e mi incazzo anche! Se c’è una Divinità superiore quella deve essere quantomeno distratta . Sarebbe da urlargli nell’orecchio OH ! Svegliati , stai attento, non vedi che cosa sta succedendo laggiù. !

La sera non è molto diverso; prima di addormentarmi è il momento delle analisi sovente mi tornano alla mente persone che sono morte , colleghi di lavoro , amici , e parenti che ho goduto poco e che non rivedrò mai più. All’esistenza terrena quanto a volte sia vuota ingiusta e provvisoria e per alcuni quanto piena di sofferenza Per fortuna questi pensieri torvi durano solo alcuni minuti poi riesco ad estraniarmi e comincia il mio spezzone di sonno Ma bando alla melanconia, siccome ho accennato al sonno , sogno quasi sempre di perdermi di non trovare la strada per il ritorno , oppure di perdere la macchina. Che dite?

Però una notte ho fatto un sogno diverso , un sogno erotico! UAO ! ….Sai Bruno ho ,detto il mattino successivo al mio coetaneo ,stanotte ho fatto un sogno erotico! Che cul ! Ha commentato lui …………mi a faghi più nianca cuei !

Dopo il divano e le riflessioni c’è il rituale del “solitario”, lo faccio con le carte piacentine , quelle con bastoni coppe denari e spade . A seconda di come viene, riesco a capire come sarà la giornata, Io ci credo. Tiro avanti per una mezzoretta fintanto che arrivano le sette e trenta , otto, ora del secondo caffè . Poi. è come essere sui blocchi di partenza dei cento metri: allo sparo , fatta colazione ,ci si veste e si và .!Un momento, però devo fare ancora toilette e devo spazzolare i denti. ………ADELANTE PEDRO , MA CON JUICIO !…..

Jeck Vallera