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Giuseppe Possa | A Tempo Libero

Ho deciso di occuparmi della recente pubblicazione di Giuseppe Possa, “A Tempo Libero”, reperibile su Amazon, sia in formato cartaceo, sia in ebook.
Ho esitato nel proporre questa recensione per la semplice ragione che di questo libro mi sono occupato, avendone curato la pubblicazione, insieme a una postfazione scritta all’uopo.

Per una volta non sarà Giuseppe a recensire “altri”, “innumerevoli altri”, me compreso. Credo che in cinquant’anni, quasi gli anni della nostra amicizia, abbia scritto per tutti e come ben dice, mai parlando male di nessuno, per la semplice ragione che dovendone dire male se ne astiene, non “recensisce”, non “giudica”.

Possa, credo che pochi lo sappiano, è un’autentica autorità critica, sia letteraria, sia d’arte. È conosciuto e stimato in mezza Italia. Milano, in modo particolare, ove ha lavorato in prestigiose case editrici.

Nominarlo in qualche mostra, lungo una buona parte del Paese, è sempre una conferma: tutti lo conoscono, così come lo apprezzano.

Nemo propheta in patria“, recita l’adagio, senza mai smentirsi. Eppure questo suo libro non dovrebbe mancare dalla libreria di molti bibliografi, particolarmente se Ossolani o della provincia del VCO. Pure i milanesi, sono implicati, come i piemontesi, il lombardi, o longobardi, fino al Veneto, senza dimenticare le Tre Venezie.
Arte, letteratura, mostre, cataloghi, tutto questo contiene il libro, relativamente al periodo, questa è la sua sola limitazione temporale, relativamente al periodo del “confinamento”, stando all’autore, del Covid 19, stando a me.

Insieme al caloroso invito alla lettura di questo prezioso volumetto, mi preme aggiungere che il signor Giuseppe Possa è probabilmente, se non l’ultimo, certo tra gli ultimi uomini di cultura della nostra Valle.

Ricordo chi lo ha preceduto: Paolo Bologna, Gianfranco Bianchetti, Armando Tami, Benito Mazzi, Cesare Merchiorri (Melce), don Tullio Bertamini, e prima ancora, illustri, ma non più importanti di quelli appena ricordati, Gianfranco Contini, Carlo Calcaterra.

Una terra fortunata, la nostra Ossola, bisogna che lo sappia.

Rocco Cento

Qui la postfazione