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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ Xa parte

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Mario Stelitano

SILENZIO

Se ne sono andati via/ in silenzio,/ dentro stanze lontane/ dal clamore della gente, che non ha udito affievolirsi il battito/ dei loro cuori.// Un vento gelido e maligno/ ha impedito il pianto./ Non c’erano né lacrime o saluti/ a stringerne l’addio.// Tutto diventa silenzio,/ mentre già nel cuore e nella mente/ si intrecciano a confondersi,/ dolore, nostalgia/ e l’eco di risate/ ormai lontane.

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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ IXa parte

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Franco Simonetti. Autore confermato, architetto, risiede in Ossola da oltre dieci anni. Come lui stesso afferma scrive versi fin dall’adolescenza. La sua presenza in Valle lo ha avvicinato alle nostre tradizioni, ai racconti, alle storie ossolane. Il suo componimento di apertura in questa raccolta collettiva si intitola “Il vallone della morte” che come dice la nota a margine si ispira a un fatto reale del 1933.

Franco Simonetti

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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ VIIa parte

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Anna Mencarelli. Di Anna ho scritto nella postfazione a questo volumetto. Mi era arrivato il manoscritto in un formato non compatibile con quelli da me in uso. Aprendo il documento i nomi degli autori, non essendo un file PDF, multipiattaforma, si erano “sparsi” tanto da non corrispondere a quanto vi era contenuto. Lo capivo poiché i nomi dei poeti si erano frapposti ai testi quasi in modo casuale. Mi andava bene, infine, ciò mi consentiva di leggere i componimenti quasi in maniera anonima. Riconoscevo solo quegli autori più noti, a me più noti che, anche perché affermati, decidevo di escludere dalla mia modesta lettura critica. Di Anna sapevo che scriveva Haiku, che senza fatica riconoscevo. Nella mia selezione decidevo per gli haiku e un altro scritto che attirava il mio interesse, “Nove lune”. Infine, la mia scelta, come apprendevo dopo, per entrambi i testi corrispondeva a Anna Mencarelli. Dico ciò per scusarmi, è stata fatalità, ma ormai era fatta, il mio testo era compiuto; riscriverlo avrebbe significato il rischio di non ottenere lo stesso risultato lì raggiunto.

Anna Mencarelli

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Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ VIa parte

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Francesco Marian. Non so molto di questo giovane poeta, Francesco Marian. È nato nel 1998, quindi di 26 anni “vecchio”. Non c’è miglior età per innovare, cambiare, girare il mondo sottosopra. I progressi, le novità, i cambi di paradigma, le grandi poesie sono frutti giovanili. La gioventù è invincibile. La gioventù ha sempre ragione, più o meno così diceva Arnold Schönberg (1874 1951), riferendosi alle critiche di un suo promettente allievo, Anton Webern (1883 – 1945). Aveva ragione. Io stesso lo credo. Dalla nota biografica del volume in “esame” ricavo mille interessi, innumerevoli qualità. Scrive poesie rap.Leggi tutto »Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ VIa parte

“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ IVa parte

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Ed eccoci a un poeta (poetessa) eclettico e poliedrico, Luisella Fiocchi. Da Brera, con studi in Disegno, Pittura e Grafica, approda alla prosa con alcune pubblicazioni che hanno ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti, senza disconoscere gli studi precedenti che la porteranno ad occuparsi di illustrazioni di libri per bambini, insieme a molte altre attività sempre spiccatamente artistiche. Donna sensibilissima, eterea, appare quale silfide, fatta di corteccia d’albero, di betulla. Elfi e silfidi sono cavi, vuoti: cortecce, pelli d’albero dotati di estrema leggerezza; come gli uccelli, alleggeriti da ossa cave, volano, appaiono e scompaiono di una bilocazione magica, astrale, corredati quali sono di ubiquità, ovvero onnipresenza. E questa sua vocazione per l’occulto bianco, di elfi bianchi e luminosi, richiama quel mondo incantato descritto da J. R. R. Tolkien, nel romanzo o poema “fantasy”, quale quel suo capolavoro “The Lord of the Rings”: «Ho viaggiato in notti buie,/ in attesa del sorgere del sole./ E nel deserto dell’anima/ sono giunta alla pendici/ di bianche montagne.// Non ero sola, avevo un alleato,/ instancabile, invisibile e silenzionso,/ che mi cavalcava a fianco./ Con veli di seta mi fasciava i sogni/ e ascoltava le mie canzoni.// Di morbide e sottili trame/ tesseva il mio andare/ e mi sorprendeva ogni volta/ con aurore ramate/ di sconfitte e di speranze.// Ero io, nel mutare del tempo./ In un divenire sconosciuto,/ su assolati e ignoti sentieri,/ in cerca d’Assoluto./ Sovrana della luce del giorno.»

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“Scrittori (di) versi in Ossola” ‒ Nota critica ‒ IIIa parte

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L’ordine della raccolta “sotto esame” è meramente cronologico. Dopo Daniela Comandini viene Lisanna Cuccini. Lisanna è certo nota, con due pubblicazioni licenziate, “La mia montagna” e “Ed io mi guardo vivere”, senza obliare i numerosi premi che le sono stati attribuiti. Autrice di montagna, alla montagna si ispira, come accade a molti poeti e artisti ossolani. Il luogo dove si vive è un’impronta, un nido di formazione dal quale è difficile separarsi, ovvero, se la vita vuole in altro modo, al quale si torna. Lisanna ha viaggiato, vagato per il mondo. Non è sedentaria, lei, no, semmai per lei continenti: Africa, America, India. Eppure parla delle sue montagne.

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